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Natura, eventi, territorio

La “bambina con la valigia” in città per l’inaugurazione della piazza e del monumento dedicati alle Vittime delle Foibe

DiElena.Caligiuri

Feb 18, 2026

LANZO – La città si è fermata, ha ascoltato, ha scelto di ricordare. Giorni intensi, attraversati dalla voce e dalla testimonianza di Egea Haffner, la “bambina con la valigia”, diventata nel tempo uno dei volti più riconoscibili dell’esodo giuliano-dalmata. Una presenza che non è stata soltanto racconto, ma incontro diretto con una pagina di storia ancora capace di interrogare il presente.

La sala Atl si è riempita, attraversata da un silenzio attento e partecipe. In tanti hanno voluto esserci per ascoltare, per comprendere, per porre domande. Nel tardo pomeriggio di martedì 17 febbraio Lanzo ha accolto la testimonianza di Egea Haffner in un incontro che è andato oltre la semplice commemorazione. Il dialogo con il professor Francesco Malcangi, docente di Filosofia e Storia all’istituto superiore Federico Albert – introdotto dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Fabrizio Casassa – ha dato profondità e struttura storica alle sue parole, intrecciando memoria personale e contesto, emozione e analisi. Ne è nato un confronto autentico, partecipato, in cui il passato ha smesso di apparire distante ed è diventato materia viva, condivisa. Il giorno successivo, nella mattinata di mercoledì 18 febbraio, il ricordo si è tradotto in un segno concreto. Al Foro Boario è stata inaugurata piazza Vittime delle Foibe insieme al nuovo monumento dedicato a chi, tra il 1943 e il 1947, fu travolto da una delle pagine più dolorose del Novecento. Davanti agli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado e delle classi quinte del Federico Albert, la memoria è diventata spazio pubblico, responsabilità civile, patrimonio condiviso. Il sindaco Fabrizio Vottero ha richiamato il significato profondo della Giornata del Ricordo, istituita con la legge numero 92 del 2004, sottolineando: «Non si tratta di un passaggio formale, ma di un momento di consapevolezza collettiva. Qui non parliamo di numeri, ma di persone, di famiglie spezzate, di vite cancellate. L’intitolazione del piazzale e la realizzazione del monumento rappresentano un atto di rispetto e di responsabilità istituzionale, perché la memoria non può e non deve essere marginale».

L’assessore all’Istruzione, Tina Assalto, ha ribadito il valore civile dell’iniziativa: «Questo monumento è un segno essenziale ma potente. La memoria va custodita non per alimentare divisioni, ma per comprendere le radici della violenza e della persecuzione. Solo attraverso la conoscenza possiamo trasformare il ricordo in coscienza civile e responsabilità verso il futuro».Il monumento richiama simbolicamente le gole carsiche in cui uomini e donne venivano gettati, spesso legati con filo di ferro: una struttura composta da pietre che evocano quelle cavità naturali trasformate in luoghi di morte. Su una delle pietre è stata collocata una targa in memoria di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana uccisa nel 1943 e divenuta simbolo di quei tragici eventi. Un riferimento preciso, scelto per restituire un volto e un nome a una tragedia collettiva che troppo a lungo è rimasta priva di immagini condivise. L’assessore ha voluto sottolineare anche il lavoro corale che ha reso possibile la realizzazione dell’opera, ringraziando i cantonieri e l’ufficio tecnico del Comune per l’impegno operativo, la ditta Miele per la scritta sulla pietra dedicata al Luogo di Memoria, lo scultore Pietro Nicolò per l’ideazione artistica, Gigi Bianco per il contributo offerto e l’intera Amministrazione comunale per aver sostenuto con convinzione il progetto. «Dietro ogni segno pubblico non c’è mai un gesto isolato, ma una comunità che lavora insieme. Questo monumento è il risultato di competenze, sensibilità e responsabilità condivise, ed è proprio questa collaborazione a dare valore e forza alla memoria che oggi consegniamo alla città», ha aggiungo l’assessore Assalto. E poi la voce di Egea Haffner. «Sono la bambina con la valigia», ha ricordato rivolgendosi ai più giovani, riportando tutti a quel 1946 e alla partenza da Pola. Ha parlato del padre, scomparso nel 1945 e mai più tornato. «Non c’è una tomba dove portare un fiore». Parole semplici, ma capaci di attraversare la sala e di dare carne e respiro a una tragedia che rischia, con il passare del tempo, di diventare astratta.

In questi giorni Lanzo non si è limitata a celebrare una ricorrenza: ha costruito un momento di comunità, intrecciando istituzioni, scuola e cittadinanza in un percorso di memoria condivisa. Un investimento culturale e civile che guarda alle nuove generazioni, affinché il ricordo non sia solo commemorazione, ma consapevolezza attiva.