MEZZENILE – Quando la passione diventa missione. Da pilota a guida silenziosa verso il tetto del mondo
Fabrizio Moretto, Mezzenilese da sempre, di mestiere fa il fabbro, ma nel mondo del Trial è molto di più: è tecnico federale, allenatore, minder. È la figura che lavora nell’ombra, ma che ha contribuito a portare sul tetto del mondo tanti ragazzi e ragazze.
Qualche anno fa, parlando di sé come pilota, aveva detto con sincerità:
«Non ero un gran pilota. Lavorando avevo poco tempo per allenarmi, ma sono comunque riuscito a chiudere un anno al quarto posto nel Master».
Poi la sua strada ha preso una direzione diversa. Da pilota è diventato guida. Da protagonista in gara a punto di riferimento dietro le quinte.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare un percorso lungo oltre vent’anni, vissuto tra paddock, zone gara e viaggi in giro per il mondo.
Gli inizi con le maglie azzurre
«Ho iniziato come tecnico con le maglie azzurre», racconta. «Seguivo i ragazzi negli allenamenti e nelle gare. È stato lì che ho capito quanto mi piacesse lavorare con i giovani».
Nel 2004 diventa Tecnico Federale e comincia a seguire singoli piloti: Alessandro Bauce, Andrea Vaccaretti, Michele Orizio — con cui affronta Campionato Italiano, Europeo e Mondiale — poi Francesco Iolitta e Diego Bosis negli anni 2007-2008.
Il salto di qualità arriva nel 2009 con Matteo Grattarola. Con lui inizia un percorso destinato a lasciare il segno.
L’era Grattarola: talento e sintonia
Dal 2009 al 2017 Moretto affianca Grattarola in un periodo straordinario. Campionati italiani vinti, titolo europeo conquistato in Olanda, piazzamenti di assoluto rilievo nei Mondiali con quinti e sesti posti.
«Matteo era giovanissimo quando abbiamo iniziato. E abbiamo vinto subito l’oro nel Campionato Italiano. Con lui non facevo allenamenti veri e propri: lo seguivo in gara. Ma tra noi c’era un affiatamento pazzesco».
Una sintonia costruita sulla fiducia reciproca, sulla lettura immediata delle zone, sulla capacità di capirsi con uno sguardo. Nel Trial, disciplina di precisione millimetrica, l’intesa tra pilota e minder può fare la differenza tra un podio e un errore.
Nel 2017 decide di fermarsi. Tre anni di pausa. Ma il richiamo del campo gara non tarda ad arrivare.
Una nuova avventura: Sofia Rabino
Durante la pausa arrivano diverse richieste. Una, in particolare, si trasforma in qualcosa di speciale: l’invito a cena della famiglia Rabino, in collaborazione con lo stesso Grattarola. La proposta è chiara: seguire una giovane promessa, Sofia Rabino.
«Mi sono lasciato convincere. E dall’inverno 2021 è ripartita una nuova avventura».
Si comincia con un solo giorno di allenamento a settimana, nel doposcuola, tra le zone del Pinerolese. Il lavoro è metodico, progressivo, tecnico ma anche mentale.
I risultati arrivano subito.
Nel 2022 Sofia conquista il Campionato Italiano e sale sul terzo gradino del podio nel Mondiale.
Nel 2023 gli allenamenti raddoppiano: da uno a due giorni settimanali.
Nel 2024 arriva un altro terzo posto mondiale.
Nel 2025 il salto definitivo: secondo posto nel Campionato Mondiale nella massima categoria e primo posto al Trial delle Nazioni a squadre. In Italia, dominio assoluto per tutta la stagione.
«Con Sofia c’era un grande affiatamento. Non ero solo il suo allenatore: ero un amico, un motivatore e a volte quasi un papà. Con i giovani il lato umano è fondamentale».
Il ruolo del “Minder”: tecnica, strategia e responsabilità
Nel Trial, la figura del minder — o “seguidores” — è centrale. È colui che precede o affianca il pilota nelle zone gara, si posiziona nei punti più strategici e difficili, suggerisce traiettorie, tempi, linee. È pronto ad afferrare la moto in caso di caduta, prevenendo infortuni e salvaguardando l’atleta.
«Segui il pilota con uno zaino pieno di ricambi. E se serve diventi meccanico ufficiale. In una gara mondiale solo il pilota o il minder possono intervenire sulla moto».
Le competizioni iridate durano anche sei ore, tra cancelletti e passaggi estremamente tecnici. È uno sforzo continuo, fisico e mentale. Servono lucidità, rapidità di analisi, resistenza.
Moretto ha partecipato a 22 edizioni del Trial delle Nazioni, di cui 20 outdoor e 2 indoor. Un numero che racconta più di tante parole.
Viaggi, sacrifici e passione vera
Il lavoro iniziava ben prima della gara. Trasferte in Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, Spagna, Portogallo, Lettonia. Partenza il martedì, rientro il martedì successivo.
Fondamentale la preparazione nel paddock nei giorni precedenti alla competizione. «Ricordo ancora lo scatolone che arrivava dalla casa costruttrice con scritto “Andrea Rabino e Minder Moretto Fabrizio”. Dentro c’era la moto completamente da assemblare».
Ore di montaggio, controlli, regolazioni. Nulla può essere lasciato al caso.
Eppure, dietro ogni sacrificio, c’è sempre stata la stessa motivazione: la passione.
Quella che lo spingeva, agli inizi, a caricare i ragazzi sul furgone in periferia di Torino per portarli ad allenarsi in vallata. Da quei viaggi sono cresciuti anche campioni del mondo come Lorenzo Gandola.
«Ho fatto tutto questo per vera passione sportiva», conclude. «Le energie spese sono state tantissime. Ma quando vedi un ragazzo salire sul podio, capisci che ne è valsa la pena».
Commenti e ringraziamenti di 2 campioni:
Andrea Sofia Rabino:
“Fabrizio è stato il mio assistente dal 2022 e con lui sono cresciuta davvero tanto, sia a livello sportivo che personale. In questi anni mi ha insegnato moltissimo e insieme abbiamo fatto un bellissimo lavoro che ci ha permesso di costruire un rapporto incredibile.
I risultati che ho ottenuto fino ad ora sono anche merito suo, perché mi è sempre stato vicino, aiutandomi a migliorare e a dare il massimo. Per me ha fatto davvero tanto e un semplice “grazie” non basterebbe per esprimere tutta la gratitudine che ho nei suoi confronti.
Quando mi seguiva, sia in gara che durante gli allenamenti, ci metteva sempre una passione enorme e questo per me ha fatto davvero la differenza.”
Matteo Grattarola:
“Fabry mi ha seguito per parecchi anni, ha iniziato nel 2009 e ha continuato fino al 2017. Per me è stata una figura molto importante anche perché, avendo lui un’età maggiore della mia, avevo molto rispetto nei suoi confronti. Era un gran lavoratore e si impegnava veramente molto, infatti insieme abbiamo vinto tanto e quel giorno in cui ci siamo dovuti dividere mi è dispiaciuto molto e non pensavo più di riuscire a trovare una figura come lui. Siamo comunque rimasti in buonissimi rapporti, ci sentiamo ancora tutt’oggi e quindi posso dire che è stato come un fratello maggiore e sono molto riconoscente nei suoi confronti. Non dimenticherò mai gli anni che abbiamo passato insieme, mi sono divertito veramente molto. Abbiamo condiviso momenti belli, momenti brutti però insieme abbiamo sempre fatto il massimo per raggiungere un obbiettivo e sicuramente sono arrivati questi risultati anche grazie al suo impegno messo negli anni che mi ha seguito ed allenato quindi… GRAZIE DI CUORE”.













