MEZZENILE – Nel 1946 Giovanni Donna d’Oldenico (1908-1982) fondava in Ceres la Società Storica delle Valli di Lanzo, insieme ed eminenti studiosi e cultori di storica locale, dando inizio a un’avventura fatta di impegno civile, di dedizione alla ricerca, di straordinaria passione. Obiettivo comune la tutela e la promozione del patrimonio storico, artistico, architettonico, unitamente alle tradizioni locali e alle bellezze naturalistiche, una ricchezza di valori illustrati e diffusi attraverso una propria Collana editoriale, edita dal 1955.
In occasione dell’80° anniversario di fondazione, la Collana editoriale della Società Storica delle Valli di Lanzo si arricchisce del 157° volume dal titolo Una volta lassù…ën vi léàout…Vicende del popolamento in una comunità delle Alpi Occidentali: Mezzenile dell’autore Ezio Sesia.
Il volume, che verrà presentato sabato 1° agosto alle 18,00 a Mezzenile, nella Sala Pipistrelli, Borgo del Castello Francesetti, via Villa Inferiore 52, è il risultato di un’accurata ricerca sulle dinamiche di popolamento di Mezzenile, paese delle Valli di Lanzo, ad iniziare dalle incerte presenze preistoriche e altomedievali – queste ultime indicatrici di una possibile origine longobarda – per delinearsi con maggior precisione attraverso l’analisi di inediti documenti successivi, quali i consegnamenti del 1441-1442, i catasti del 1563-1564 e del 1727, che permettono di restituire un’immagine ampia e dettagliata del territorio e del suo popolamento, nei diversi periodi e della loro evoluzione nel tempo.
Si passa così dalla colonizzazione agropastorale medievale, allo sviluppo delle attività legate allo sfruttamento delle risorse minerarie, con la fabbricazione di oggetti in ferro, soprattutto chiodi.
Attività caratteristica che, in origine localizzata in una sorta di zona artigianale nel fondovalle presso il torrente Stura, a partire probabilmente già dal XVII secolo si diffonde capillarmente sul territorio,
fino alle borgate più sperdute in alto sulla montagna, connotando in modo singolare il paesaggio locale fin quasi ai giorni nostri.
In epoca più recente i censimenti aiutano a decifrare le vicende del popolamento delle frazioni principali ma anche dei tanti piccoli nuclei abitati che compongono il comune, consentendo di seguire
il passaggio dai circa 550 abitanti del 1359 ai 3.221 del 1901, il massimo storico, cui farà seguito, con il distacco nel 1934 della parte di territorio comunale sulla sinistra idrografica della Stura (passato al comune di Pessinetto), uno spopolamento finora inarrestabile, che ha portato ai circa 730 residenti attuali.
Attenzione viene prestata anche al ruolo che il clima ha avuto nel condizionare il popolamento di una zona di montagna come questa, mettendo in relazione le vicende di Mezzenile con quelle dell’intero territorio valligiano e del Piemonte montano. La ricerca si estende inoltre ad altri svariati
aspetti della vita di questa comunità, caratterizzata dalla diffusa tendenza alla socialità, quanto mai necessaria per affrontare le difficoltà dell’ambiente montano, nell’uso del territorio e non solo: dalla gestione consortile medievale dell’immenso alpe di Nuviënt, esteso dai 1500 ai 2300 metri di quota nella parte più alta del comune, ai piccoli gruppi informali di consorti che sfruttavano collegialmente porzioni di montagna, alle Comunanze settecentesche, strutturate per assicurare ai loro componenti il godimento in comune e paritario di boschi e pascoli intorno ai rispettivi insediamenti, infine alla conduzione comunitaria di gran parte delle fucine.
Socialità che si è mantenuta nel tempo, dalla ribellione collettiva al tempo dell’occupazione francese a cavallo fra XVIII e XIX secolo, alla costituzione di cooperative fin dalla seconda metà dell’Ottocento, al periodo del 1943-1945, quando le formazioni partigiane locali fecero di Mezzenile uno dei principali centri della Resistenza nelle Valli di Lanzo, per arrivare alle numerose associazioni che ancora oggi animano il paese.
Completano il volume i contributi di Giancarlo Chiarle, sulla tragica caccia alle streghe avvenuta nella zona durante il XV secolo, e di Federica Cusan, sull’importante ruolo della toponomastica nella ricerca storica, davvero fondamentale nel caso di questo lavoro, nonché la descrizione di alcuni itinerari escursionistici lungo le antiche vie medievali, che consentono di approfondire la conoscenza del territorio.
Il presidente della Società Storica delle Valli di Lanzo, Michele Vietti, sottolinea come «in un’epoca in cui le terre alte sono chiamate a confrontarsi con nuove sfide e a ridefinire il proprio ruolo tra tutela della memoria e prospettive di futuro, studi come questo assumono un significato particolarmente rilevante. Essi non si limitano a documentare il passato, ma contribuiscono a rafforzare la consapevolezza delle radici culturali e storiche che hanno plasmato l’identità delle comunità alpine, aiutandole così ad affacciarsi sull’avvenire».












