LANZO – Esiste una soglia, sottile e al contempo invalicabile, in cui la realtà oggettiva smette di raccontare la verità e cede il passo all’universo interiore. È esattamente in questo spazio di mezzo che si colloca la nuova mostra di Laura Antonietti, dal titolo emblematico “REBUS: ciò che la mente non può trattenere”.
La mostra si terrà a Lanzo Torinese a LanzoIncontra, piazza Rolle,
sabato 19 e 20 settembre. Inaugurazione: sabato 19 alle ore 11:00.
Orari mostra: sabato 19 e domenica 20 settembre dalle ore 10:00 alle 19:00 orario
continuato.
La ricerca artistica di Antonietti non si limita alla semplice rappresentazione estetica, ma si configura come un’indagine psicologica e simbolica. Come in un enigma in cui le immagini sostituiscono le parole, ogni tela diviene un rebus visivo, che invita l’osservatore a superare il primo strato dell’opera per addentrarsi nelle stratificazioni dell’inconscio.
La poetica della mostra
Il concetto chiave dell’esposizione risiede nell’ineluttabilità della rivelazione: la mente
umana prova costantemente a filtrare, sublimare o celare desideri, paure, ricordi e
tensioni. L’artista riporta a galla, anche giocosamente, momenti di emozioni vissute e mai
raccontate attraverso l’uso sapiente del colore e della materia.
Ogni elemento sulla tela – che sia una figura umana, un oggetto decontestualizzato o un
gioco di ombre – non è mai casuale, ma rappresenta un tassello di una matrice emotiva
più complessa.
Il percorso della mostra è strutturato per accompagnare il visitatore in una vera e propria
immersione introspettiva. Le opere esposte dialogano tra loro in un crescendo di
suggestioni visive, alternando momenti di intima riflessione a improvvise accelerazioni
emotive. Laura Antonietti dimostra ancora una volta una padronanza tecnica capace di
piegarsi interamente al servizio del racconto interiore, confermando la sua capacità di
trasformare l’invisibile in sostanza pittorica.
Chi osserva non è un semplice fruitore passivo, ma un decodificatore. Decifrare il “rebus”
significa specchiarsi nell’opera e ritrovare, tra le pieghe del dipinto, frammenti della propria esperienza interiore. «Si tratta di un’occasione di dialogo ancora più aperto con gli spettatori – spiega l’artista – per un confronto costruttivo e simpatico tra me e il pubblico».












