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Natura, eventi, territorio

Il treno della speranza che portava gli ebrei a Ceres

DiElena.Caligiuri

Gen 27, 2023

CERES – Un giorno, il 27 gennaio, per non dimenticare e commemorare le vittime dell’Olocausto. Il resto dell’anno per continuare a mantenere vivi i ricordi, conoscere, imparare e trasmettere, iniziando da qui, dal nostro territorio, dove documenti e testimonianze ci aiutano a mantenere vivi i nostri ricordi.

Storie di guerra, di uccisioni, di crudeltà, di treni che portavano ai campi di sterminio, ma le Valli per molti ebrei si sono trasformate anche nel viaggio della speranza.

Una testimonianza la targa sulla facciata del Municipio ceresino, inaugurata il 25 aprile del 1999, a cura della Comunità Ebraica italiana, che rievocava la funzione ricoperta dalle popolazioni valligiane a protezione dei perseguitati razziali. “Ricorda! (in ebraico) Durante le tragiche vicende degli anni 1943-1945, in queste valli trovarono rifugio e rinnovata speranza centinaia di ebrei braccati dalla ferocia nazi-fascista. I valligiani con silenzioso eroismo diedero loro protezione e assistenza salvandoli da sorte orrenda nei campi di sterminio. La Comunità Ebraica italiana esprime perpetua riconoscenza, testimoniando che il coraggio e l’amore possono vincere anche la più spietata e criminale violenza”.

≪Con le leggi razziali – racconta Franca Giusti, consigliere con delega alla cultura – successe che a Torino c’era un impiegato dell’anagrafe che il sabato mattina dava appuntamento agli ebrei che conosceva e procurava loro dei documenti falsi. Con queste carte d’identità false li metteva su un treno. Esistono anche dei treni della speranza ed è il treno che portava a Ceres. A Ceres poi c’erano ad aspettarli altri loro amici e venivano accompagnati nei vari paesi delle Valli, ad Ala di Stura, Balme. In frazione Mondrone la signorina Levi trovò rifugio dall’odio e dall’ignoranza. Lei poi insegnò molto ai bambini e alle famiglie del posto. Così successe anche a Ceres, dove la comunità inglobò la maggior parte degli ebrei, ecco il perché della lapide sul Municipio .

A Chialamberto, all’albergo della Posta, c’erano i registri delle presenze. Lì era necessario scrivere nome, cognome, professione e anche la razza. Ho trovato scritto, con grande imbarazzo mentre li sfogliavo, su uno di questi libri “Umberto di Savoia, principe, razza ariana”. E poi ancora nomi di pastori di razza ariana e altri nomi e cognomi di persone di cui non si poteva dire la razza di appartenenza. Le Valli di Lanzo quindi sono state occasione per i fratelli ebrei di trovare un punto di appoggio e un rifugio, ma occasione anche per noi valligiani di imparare dalla loro grande cultura≫.