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Natura, eventi, territorio

“I Remmert dalla Prussia a Ciriè alle Valli di Lanzo”, il libro della Società Storica verrà presentato il 12 giugno a San Maurizio. Sarà anche un’occasione unica per vedere i reparti storici della Remmert Spa

DiElena.Caligiuri

Giu 3, 2024

SAN MAURIZIO – La Società Storica delle Valli di Lanzo, ha esteso il suo campo d’azione – come è già avvenuto in altre precedenti occasioni – ed è scesa nella piana della Stura coinvolgendo un’intera area territoriale, con “I Remmert dalla Prussia a Ciriè alle Valli di Lanzo. Una storia di industria e progresso”, 154° titolo della Collana editoriale.
Il libro, frutto di un complesso lavoro di ricerca e di restituzione di notizie, che sta registrando una straordinaria accoglienza – già presentato a aprile e maggio a Ciriè – viene ora illustrato mercoledì 12
giugno 2024, alle ore 17.30, a San Maurizio Canavese, presso La Nastrineria, dai curatori Angelica e
Cristina Natta-Soleri e Aldo Audisio; e dagli autori Giovanni Crosetto e Giancarlo Destefanis, a cui
seguirà l’attesa visita dei reparti storici Remmert. L’evento è organizzato dalla Società Storica delle
Valli di Lanzo con la Remmert Spa e il Comune di San Maurizio Canavese. Sarà anche un’occasione unica che prevede la visita dei reparti storici della Remmert Spa.
Sono i nastri decorati, realizzati con le macchine Jacquard, alla base delle fortune di una delle grandi famiglie industriali piemontesi, i Remmert, tra l’ultimo quarto dell’Ottocento e i primi decenni del
secolo scorso. Oggi sembra incredibile eppure il nastro, raro e costoso, che era allora prezioso elemento di decoro di abiti e tessili per la casa, veniva finalmente prodotto in Italia; ma presto l’attività si amplia a tutte le lavorazioni del settore, principalmente il cotone, estendendosi poi alla lana.
«La storia di una famiglia – scrive Michele Vietti nella presentazione – diventa in questo libro la storia di un territorio e del suo tessuto industriale. Ma non solo: anche delle sue condizioni economiche, sociali,
politiche, urbanistico-architettoniche e artistiche». È una vicenda complessa che ora è possibile rileggere nella sequenza degli avvenimenti che si succedono nelle pagine dell’opera.


La vicenda inizia lontano: Torino 1865, un evento traumatico scuote la cittadinanza a tutti i livelli sociali, la
capitale del neonato Regno d’Italia viene spostata a Firenze. La città perde il suo plurisecolare legame con la corte e la dinastia sabauda. Un sindaco lungimirante, Emanuele Luserna di Rorà, intuisce che il nuovo destino di Torino può essere l’industria e lancia un “Appello” pubblicato sui principali quotidiani d’Europa per chiamare imprenditori stranieri a investire sul territorio.
Seguono anni in cui molte famiglie, soprattutto svizzere e tedesche, si trasferiscono in Piemonte attratte da favorevoli condizioni ambientali ed economiche. Anton Remmert, imprenditore tessile di origine
prussiana, lascia Barmen – centro della valle del Wupper, nota come la Manchester continentale – per
trasferirsi a Torino nel 1869 e nel 1874 – esattamente centocinquant’anni fa – a Ciriè, dove con i figli
fonda opifici tessili in città e nell’area delle Valli di Lanzo. Il principale sarà il grande stabilimento vicino
al centro storico, nell’area della “Biancheria”. Dall’unione del capostipite Antonio con Geltrude Giulia Wirtz nascono in totale dieci figli, sette maschi e tre femmine; quattro muoiono prematuramente o in tenera età. Le vicende raccontate nel libro sono la storia di Enrico, Augusto, Guglielmo, Emilio, Lidia, Anna che, nella “nuova patria” intessono rapporti familiari e di lavoro e diventano una “grande famiglia”. È una storia di industria e progresso, come recita il sottotitolo, nata riordinando un archivio privato ricco di documenti, genealogie e materiale iconografico inedito, integrato con la consultazione di fondi pubblici e collezioni private.
La famiglia Remmert – che in pochi anni si consolida come vero gruppo industriale, grazie ai collegamenti famigliari – è parte integrante di quella che viene definita la “business community” torinese di fine Ottocento, una nuova borghesia imprenditoriale che non si limita ad avere un ruolo importante nell’ambito produttivo, ma anche nella realizzazione di infrastrutture e servizi. Nel 1906 sono tra le famiglie di maggior rilievo della Confederazione Generale Piemontese di industriali che confluirà nella Lega Industriale (la futura Confindustria). Negli stessi anni Emilio Remmert partecipa alla creazione di un piano strategico per la città di Torino. Emilio e Guglielmo Remmert, i due figli che continuano l’attività paterna, sono costantemente presenti nel mondo produttivo, economico e finanziario del tempo.
Viaggiano molto, per l’Italia, l’Europa, il Nord Africa e il vicino Oriente per promuovere i loro affari, aprono nuovi mercati anche in Sud America.
Sono sempre presenti nella vita pubblica di Torino dove tutti i membri mantengono un domicilio. Partecipano attivamente alla vita sociale e sono soci dei principali sodalizi come il Club Alpino Italiano, il Touring Club Italiano e l’Automobile Club d’Italia. Le Valli di Lanzo, meta preferita del turismo dell’aristocrazia e borghesia torinese, sono il punto di riferimento costante per periodi di svago, riposo e
villeggiatura, ma anche di lavoro con le fabbriche del Cotonificio Valli di Lanzo. I figli crescono con un’educazione moderna e cosmopolita, inusuale per quei tempi. Emilio ne ha quattro, l’unico maschio muore in tenera età, le tre femmine, eredi dell’attività industriale alla morte del padre, saranno educate all’insegna della più completa indipendenza. Villa Remmert a Ciriè e la palazzina di corso Vittorio Emanuele a Torino, sempre aperte ai ricevimenti, sono per decenni punti di incontro della migliore società del tempo; con la loro costante presenza partecipano attivamente alla crescita e alla trasformazione del territorio. Il volume è dedicato «alle sorelle Adele, Lidia, e Mercedes Remmert, che per i capelli biondi e le origini germaniche erano note come “L’Oro del Reno”» questa è la versione ufficiale data in famiglia sulle figlie di Emilio, altri sostengono che il soprannome fosse piuttosto da attribuirsi alle indubbie fortune economiche. Il libro, curato da Angelica e Cristina Natta-Soleri e Aldo Audisio, costituito da 256 pagine è arricchito da un cospicuo corredo iconografico in bianco e nero e colori – complessivamente oltre 220 foto, documenti e testimonianze – e si articola in sette capitoli con allegato un indispensabile albero
genealogico per orientare il lettore nei complessi rapporti famigliari, che si rispecchiano nell’attività
produttiva, di un clan industriale che ha proceduto compatto per quattro generazioni nella vita privata come nella vita lavorativa. In apertura viene illustrato il contesto storico e geografico da cui parte e nel quale arriva Anton Remmert, segue un affresco della “grande famiglia” in cui sono presentati i numerosi
personaggi che popolano le vicende. Un capitolo specifico è dedicato a Ciriè, la “patria adottiva”, il sito
privilegiato dell’attività produttiva, un altro a San Maurizio Canavese, una storia parallela, con protagonisti
Andrea Remmert figlio del primogenito Enrico e Domenico Valle, amico, parente, nonché socio della
Remmert di Ciriè. Uno spazio è inoltre riservato alle numerose attività nelle Valli di Lanzo: Pessinetto,
Lanzo, Balangero, Mathi, Cafasse. Il volume chiude con un’analisi delle presenze societarie e le attività
extra settoriali che evidenzia la sensibilità verso le novità proprie di quegli anni. Guglielmo Remmert è il
fondatore dell’Itala Film, i fratelli Remmert sono tra i creatori della fabbrica di lampadine sistema Cruto,
Emilio della Fabbrica Automobili Standard, solo per citare le principali: da Torino a Cuorgnè, Ceva,
Pianezza, Alpignano, sempre con Ciriè al centro della rete industriale e dei destini familiari.