LANZO – Imparare e conoscere, mai lasciarsi sopraffare dalle paure e dai pregiudizi.
Uno spettacolo, quello degli studenti della scuola media Federico Albert, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico. Venerdì 29 maggio alle 18, nella chiesa parrocchiale gremita, i ragazzi, diretti dalla Professoressa di musica Gabriella Tallone, traendo spunto dal libro letto durante l’anno “La congrega di Levone” di Serena Girivetto, hanno riscoperto le tradizioni di un tempo, la paura delle masche, del diavolo, i personaggi che da sempre caratterizzano Lanzo e il suo famoso ponte. Ma pian piano le credenze hanno lasciato spazio alla consapevolezza, il timore si è trasformato in forza e i dubbi in conoscenza. E lo hanno fatto recitando, suonando, cantando e ballando, con canzoni create per l’occasione, da “Il libro del comando”, a “La Dama Bianca”, da “Il ponte di pietra” a “Il patto del diavolo” a “Gira la ruota”, dove “il diavolo urla sconfitto e beffato, mentre il gran ponte erge beato. Il ponte di Lanzo è un arco d’amore che unisce le genti in un solo cuore”.
Un viaggio proprio fra quelle rocce e quel fiume dove è nata la loro scuola, dove le Suore Albertine, seguendo l’esempio del Fondatore Federico Albert, hanno da sempre promosso l’accoglienza e l’istruzione. Come durante gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, durante i quali le Suore aprirono le porte del loro Istituto alle adolescenti in fuga da Torino devastato dai bombardamenti.
Perché come hanno cantato i ragazzi “Non serve la magia, non servono gli incantesimi, il mondo cambia nelle mani “Di chi apre nuove scuole, di chi costruisce ponti, di chi tende la sua mano senza chiedere perché”.
Dopo il saluto della coordinatrice didattica Serena Casana e la consegna di attestati e certificazioni sono state proiettate le immagini che hanno visto protagonisti studenti, insegnanti e animatori per l’intero anno scolastico. Poi un saluto speciale da parte delle classi terze, che quest’anno concluderanno il loro percorso di studi nella scuola paritaria lanzese: ≪Tre anni sembravano lunghissimi quando siamo entrati qui per la prima volta, con gli zaini troppo grandi sulle spalle e mille paure negli occhi. Oggi invece ci troviamo a salutare quella che, senza accorgercene, è diventata una seconda casa: la nostra famiglia Albert≫.



























































