USSEGLIO – Arriva a Usseglio, dal 5 luglio al 13 settembre, dopo importanti presentazioni nazionali internazionali, la mostra Stele. Donato Savin, grazie alla collaborazione tra il Museo Tazzetti e l’artista, con l’apporto del curatore Aldo Audisio.
Savin, è un uomo fortemente radicato con la sua Valle di Cogne; lo scultore, noto a livello internazionale, è uno dei più famosi artisti valdostani, un artigiano contemporaneo che interpreta e rivisita le rocce delle sue montagne con molti tipi di realizzazioni.
A Usseglio, nella Corte dell’antico complesso parrocchiale e nella chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine, sono esposte diciannove sculture in pietra, alcune di notevoli dimensioni, rocce allungate e rimodellate con interventi essenziali da Savin: «Le mie opere sono aperte a ogni interpretazione. Io vedo degli Dèi, principalmente femminili, che salgono verso l’alto; quando non ci sarò più, saranno i testimoni del mio passaggio nella vita terrena».
«L’idea delle Stele mi venne al Museo Archeologico di Aosta – afferma Savin –, vidi in quelle forme di rocce allungate Dèi di pietra e iniziai a cercare pezzi di scisti di quel tipo, con la spaccatura naturale, con la superficie cosparsa di licheni».
Come tutte le persone che sono abituate a vivere in stretto contatto con la natura, Savin è, prima di tutto, un abilissimo osservatore: del paesaggio, degli animali, delle sue montagne.
Solo così si può spiegare la sua attenzione sottile nella scelta dei monoliti e dei particolari su cui intervenire. Le sue Stele assumono allora una nuova fisionomia e, sottratte al proprio habitat naturale, si confrontano con gli spazi espositivi. Nella loro essenziale verticalità, nel protendersi verso il cielo, però riaffermano prepotentemente, di volta in volta, la loro provenienza. I verdi acidi dei licheni si mescolano e contrastano con le venature e la porosità della pietra, le sue lievi asprezze e i solchi sottili ci raccontano la composizione minerale della roccia.
La mostra Stele – un progetto innovativo e coinvolgente, selettivo per meglio evidenziare le scelte dell’artista, ricorda il curatore Aldo Audisio – è stata ideata per il pubblico del Trento FilmFestival nel 2019, ed è diventata elemento portante della valorizzazione del suo lavoro a livello nazionale e internazionale. Nello stesso 2019 è seguita la presentazione al Museo Civico di Belluno; nel 2022 a Zakopane (Polonia) nella Willa Koliba, una delle sedi del Museo dei Tatra, durante la Conferenza internazionale Mountain Panorama, un evento di Mountain Partnership FAO (Nazioni Unite); nel 2023 è seguita la presentazione a Braşov (Romania), in occasione dell’Alpin Film Festival; nel 2024 a Sondrio nel Museo Valtellinese di Storia e Arte e diffusa nella città; nel 2015 nella prestigioso Forte di Bard nella
bassa Valle d’Aosta. Una “storia” di allestimenti realizzati del tutto o in parte in spazi aperti, una collocazione ideale per queste opere, che oggi trova un ulteriore momento di promozione affiancandosi alle testimonianze storiche della Valle di Viù.
Naturalmente, negli anni, si sono affiancate tante esposizioni, personali o collettive, dedicate a tutti i soggetti del suo mondo immaginario, come quella del 2017 al Museo Nazionale della Montagna di Torino. Le sculture dell’artista sono oggi collocate permanentemente in Italia e all’estero, in Musei e in spazi pubblici; tra questi due grandi Stele svettano nei pressi della stazione intermedia della funivia Skyway al Pavillon, in uno luogo denominato “Santuario del Monte Bianco”, con lo sfondo del versante italiano del massiccio alpino.
Da oggi gli Dèi di pietra di Savin – reinterpretazione di una dimensione ancestrale, palpabile nell’aria della sua valle, dove vive e lavora – si protendono verso un nuovo cielo, quello di Usseglio, nella corte del suggestivo contesto storico-architettonico dell’antico complesso parrocchiale e nella vecchia chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine, protetti da una cinta muraria di pietra, oggi parte del Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”.
Dello stesso artista sono Cavalieri delle nevi che vengono esposti a Lemie, nella Confraternita del SS. Nome di Gesù. Qui, in fila, come discendessero verso la pianura si allineano nove sculture ispirate al mondo magico della montagna: cavalli con cavalieri armati di lancia, scolpiti in rocce di diversa tipologia e colore, con un inatteso confronto materico.
Presentati per la prima volta alla Fiera di Sant’Orso di Aosta nel 2024 sono stati riproposti, nello stesso anno a Sondrio, in due sedi, prima nel foyer del Teatro Sociale e in seguito nel Castello Masegra, sede del CAST, il CAstello delle STorie di montagna.
I Cavalieri di Savin sono personaggi immaginari che solcano le nevi delle valli e lasciano il segno del loro passaggio su di una montagna di sogni e leggende; sono un messaggio altresì fortemente legato al mondo alpino, con le sue paure e le sue suggestioni ancestrali.












