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la Grafite

Natura, eventi, territorio

Ponti e strade. Segni di cammino al Museo Alpino di Usseglio

DiElena.Caligiuri

Giu 25, 2026

USSEGLIO- Il Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti si presenta nell’estate 2026 con un’articolata attività che si affianca alle collezioni permanenti. Sono difatti tre le mostre in calendario, a Usseglio Ponti e strade. Segni di cammino e Stele. Donato Savin; a Lemie Cavalieri delle nevi. Donato Savin. Sono altrettanti momenti espositivi dedicati alla storia e alle espressioni artistiche delle montagne, da quelle della Valle di Viù, dove ha sede il Museo, a quelle dell’attigua Valle d’Aosta. Due gli eventi di inaugurazione, a Usseglio sabato 4 luglio alle 16; a Lemie domenica 5 luglio alle 10.
PONTI E STRADE. SEGNI DI CAMMINO
Il ponte che permette di superare un limite, un ostacolo, di solito un fiume, e così poter continuare il cammino lungo la strada, assume il significato simbolico di un elemento che facilita lo scambio e la conoscenza di altri luoghi e di altre culture e proprio questi significati di unione, scambio e cammino hanno suggerito il tema della mostra Ponti e strade. Segni di cammino- Premio di pittura Elena Tazzetti, al quale hanno partecipato quattordici allievi dell’Accademia Albertina di Torino, seguiti dai loro docenti Viola Barovero, Salvatore Giamblanco, Giuseppe Leonardi, e coordinati dal professor Gabriele Garbolino Rù.
Le loro opere «rispecchiano gli aspetti di una formazione accademica, pur ricercando, in certi casi, le esperienze tra figurazione, simbolismo e un intenso realismo», così si è espressa la commissione giudicatrice presieduta dal critico d’arte Angelo Mistrangelo. I dipinti degli allievi partecipanti al Premio sono quindi la parte preponderante della mostra organizzata dal Museo Tazzetti, in collaborazione con l’Accademia Albertina e l’Opera Barolo, a cui si integrano il dipinto di Giovanni Battista Carpanetto Ponte antico presso Viù – nuova acquisizione del Museo – e due bozzetti di Garbolino Rù per il monumento A Giulia di Barolo, che da inizio anno è collocato sulla facciata del Palazzo di Via delle Orfane, a Torino,
un’originale scultura in bronzo che vede Giulia abbracciare una carcerata a ricordo del suo impegno per le donne detenute.
Accanto alla parte artistica della mostra è stata sviluppata anche quella storica di conoscenza del territorio, come consuetudine del Museo. E qui è intervenuto l’apporto dell’Opera Barolo alla mostra, in quanto la realizzazione dell’attuale strada carreggiabile da Germagnano a Fucine di Viù (1838-1842) è stata possibile grazie anche all’interessamento e al finanziamento di Carlo Tancredi marchese Falletti di Barolo e della sua consorte Giuli Colbert. In segno di riconoscenza a loro è stato intitolato il primo ponte che s’incontra salendo a Viù, poco prima di Borgo.
L’attuale struttura del ponte però non è più quella originaria perché fu appositamente distrutta durante il periodo della Resistenza partigiana allo scopo di evitare l’avanzare in Valle dell’esercito nazifascista, e fu ricostruito subito dopo la fine della Seconda guerra, come documentato da Alessandro Mella nel catalogo della mostra e nel video che approfondisce gli aspetti storici della Strada di Viù e dei marchesi di Barolo, montato da Enrico Peter Grande.
Anche l’allestimento della mostra, curato dallo Studio Loredana Iacopino Architettura è una restituzione storica della strada della Valle di Viù attraverso i disegni eseguiti da Clemente Rovere tra il 1826 e il 1860, facenti parte di una collezione di circa quattromila tavole grafiche conservate pre sso La Deputazione Subalpina di Storia Patria di Torino, eseguite dal Rovere allo scopo di celebrare la potenza di Casa Savoia in epoca risorgimentale.
Nella mostra si inseriscono quindi le figure dei marchesi di Barolo. Carlo Tancredi nel 1837 aveva caldeggiato la costruzione del tratto dell’attuale strada carreggiabile che da Germagnano porta a Viù, perché era a conoscenza dei disagi per la popolazione “della divisata strada di Viù”, come scriveva in una lettera indirizzata al Regio Intendente Generale della Divisione di Torino. La realizzazione della nuova strada avrebbe agevolato lo scambio delle derrate alimentari, diminuendo i disagi della lunga carenza di viveri in inverno e, nello stesso tempo la villeggiatura in estate. I lavori iniziarono nel 1838, l’anno della prematura scomparsa del Marchese, ma l’impegno economico fu portato avanti da Giulia, che alla fine si assunse buona parte del debito contratto con il Comune di Viù. L’opera fu completata nel 1842.
I marchesi di Barolo furono generosi filantropi per Torino e altre località del Piemonte, tra cui Viù, dove istituirono una scuola per l’infanzia, sistemata inizialmente nel Comune e gestita da alcune Suore della Congregazione di Sant’Anna della Provvidenza, istituto fondato a Torino da Carlo Tancredi nel 1834, per gestire le cosiddette “Sale d’Asilo” dedicate all’accoglienza e all’educazione di bambini e bambine in tenera età in condizioni famigliari disagiate. A Viù, le scuole materne furono poi ospitate nella Villa Franchetti e infine nella sede attuale intitolata alla beata suor Enrichetta Dominici, Superiora generale dal 1861 fino alla morte (1894). Maggiordomo personale di Giulia fu Carlo Giuseppe Marchis di Polpresa Alta, frazione di Viù e altri membri della famiglia Marchis erano a servizio dei Barolo; due di essi in segno di gratitudine fecero collocare in chiesa un busto dedicato a Carlo Tancredi, tuttora visibile al fondo della navata laterale destra.